Biografia dell' Associazione


L'Associazione "COLORANDO" ha inizio nell'anno 2005, da un idea di Anita Fico artista e socia fondatrice.

Da tempo impegnata nel suo ruolo di artista, nel mondo dell'arte figurativa e letteraria dopo aver  riflettuto circa le enormi difficoltà che incontrano coloro che hanno fatto dell'espressione artistica e della creatività il proprio lavoro, dedicandosi ad esso interamente, senza riserve e con professionalità, spinti da un esigenza vitale e spirituale.

In questa società odierna,  la corsa al profitto ed alla speculazione, sembra aver precipitato nel disinteresse comune ed in una sorta di oblio, la professionalità ed il ruolo del vero artista.

Il professionista virtuoso che ancora sente il bisogno di offrire interamente il proprio tempo e le proprie energie in grandi progetti artistici, nel vero ed antico spirito di questa vocazione ed in modo dignitoso, spesso si ritrova a dover lottare duramente per l'ottenimento degli spazi e degli strumenti necessari al compimento delle proprie opere

Poiché il mecenatismo e la meritocrazia sembrano quasi non esistere più, è dunque da queste riflessioni che è nata l'idea di unire le forze e la creatività di più artisti in un unico corpo associativo, così da poter sopperire, in tal modo, alle difficoltà di natura economica, organizzativa, e rappresentativa degli stessi.

L'associazione non è a scopo di lucro, ma, come già detto, finalizzata a supportare e promuovere l'arte e la cultura in ogni sua espressione, avvalendosi della collaborazione di professionisti associati, adoperandosi per la creazione di laboratori, forniti di strumenti adeguati e di supporti necessari per portare a termine i progetti, e non ultimo alla ricerca di spazi ove esibirsi e rendere di dominio pubblico il nostro operato artistico e culturale.

Essa si propone di promuovere ogni genere di arte proveniente dall'operato di professionisti del territorio nazionale italiano, ma è previsto, fra i numerosi progetti dell'associazione, la promozione dell'arte e la cultura made in Italy, anche nei circuiti esteri, proponendo collaborazioni a progetti e gemellaggi fra le varie culture mondiali.

L'associazione, come detto più sopra, vuole creare spazi ove giovani talenti e professionisti possano creare e portare a compimento i loro progetti, in un atmosfera serena, nello spirito della vera collaborazione associativa, in tutte le varie discipline ed espressioni artistiche quali: la pittura, l'editoria, la letteratura, la danza, la fotografia.

Biografia e personalità artistica di Anita Fico


Anita Fico è nata a Torino, vive e svolge la propria attività artistica a Berzano San Pietro in Loc. Valle Ochera, 55.

Dopo aver tentato di dipingere in maniera autodidatta per diversi anni, Anita fico sente la necessità di fare un salto di qualità e l'esigenza di approfondire la ricerca pittorica associandola a quelle basi essenziali che occorrono ad ogni pittore. Necessità ed esigenza che la porta a frequentare per due anni, la scuola della signora Maria Teresa Matzuzi di Torino.

La sua prima modesta esposizione risale al maggio del 1981 presso l'Auditorium Moncalieri con oggetti in ceramica e particolari in tessuto. Artista multiforme, con una logica coordinata dalle profonde radici umane, nel 1988 Anita Fico decide di aprire un laboratorio artigianale denominato "Non ti scordar", dove si ritrova a sua volta insegnante di ceramica, tessuto, vetro, legno e tecnica scandinava.

Possiede ed impara ad usare il forno di cottura per ceramiche e porcellane che la porta ad ampliare la conoscenza di questi materiali. In seguito dedica la maggior parte del suo tempo alla pittura.

Svolge lezioni di pittura presso la scuola Allievi Fiat capitanata dal pittore Pippo Ciarlo, allievo di Pontecorvo; alcune lezioni di pittura presso la pittrice Elena Perosino, a sua volta allieva di Gianni Sesia della Merla.

Associata all'Accademia internazionale "GRECI MARINO", Accademia del VERBANO, Promotrice delle belle arti di TORINO.

Critiche e pensieri

"I dipinti nalfs su ceramica. Una grazia ispirativa e interpretativa, un canto alla vita, e alla naturalezza paesana. Soggetti affrontati senza ipocrisie e falsità, all'insegna di una spontanea poetica. In questo modo l'artista torinese riesce a trasmettere una carica di vitalità, cercando con serietà d'intenti di aprirsi ad una profondità morale e sentimentalmente interpretativa. Vale a dire evidenziare i propri sentimenti con un lirismo pulito e modellato secondo la sua sintassi interiore. Per trovare una naturale ed espressiva collocazione nell'interpretare le proprie emozioni, i propri aneliti di pittrice sensibile e immaginifica. Paesini innevati, chiesette e case da favola, alberi e figurine: ricordi come sogni che il colore colmo di assonanze rinverdisce, sensazioni soffuse di romanticismo a sublimare la realtà. Negli oli Anita Fico ha a disposizione intelligenza e libertà. Un simbolismo suscitatore di inquietudini e di turbamenti, di problematiche esistenziali oppure a celebrare la lotta tra "Il bene e il male" (è il titolo di un suo dipinto). Dove il bene colorato di rosa arrossisce sovrastato dal blu cupo del male. Ma una luce, forse divina o chissà, riuscirà a risollevare il bene? Oppure ne "Il tempo e gli anni" dove il tempo passa come gli anni, cadono i capelli come le foglie, la nebbia attenebra la mente; rimangono però vivi gli occhi fino alla fine dei giorni perché specchio dell'anima. E Anita Fico sembra trovare in queste forme e pensieri, in quel vivido cromatismo adeguata espressione; solo in quell'orgia di colori scanditi nella luce sente che la vita è una potenza rigeneratrice e che le passioni umane possono creare caleidoscopiche realtà o perfette illusioni. Soggetti che, sospingendoci verso una trasfigurazione che non ha nulla di superficiale diventano affermazione necessaria di vitalità artistica". Fin qui Antonio Oberti. E l'autrice stessa, fissando emotivamente quel che esprime con i pennelli, sottolinea così il suo pensiero: "Tra memoria e vita quotidiana esiste un sottile diagramma, un ingannevole spartiacque. Se c'è qualcosa che inconsciamente ci avverte di un valico immaginario dove, in un certo punto, la memoria e il quotidiano si incontrano, non possiamo ipotizzare altro che un luogo di trascrizione dove essi, in direzioni opposte, si costruiscono un frammento, uno spazio... è questo spazio che può creare in ogni essere umano un artista". A dimostrare che è sempre possibile, indagando le più impalpabili e sottili fonti d'ispirazione, mettere a fuoco una vitalità immediata e rendere straordinario ogni gesto, ogni atteggiamento.

Pensiero sull'arte "Le immagini e i colori che colpiscono l'attenzione e la vista delle persone, vanno a sensibilizzare le cellule, più in simbiosi tra chi dipinge e chi guarda e, paradossalmente, le persone che dipingono e quelle che apprezzano sono estremamente differenti. Credo che ciò dia un significato importante che chiamerei: 'Compensazione emotiva dell'essere"'. Pensiero sulla vita. "La vita: continua ricerca di interiorità e di esaltazione, di elevazione spirituale e mentale. Raggiungimento della sintesi di vita attraverso simboli propri che possono ampliarsi ed esplodere o sintetizzarsi e raccogliersi in un nucleo. L'importante è trovare sempre la strada per rifiorire".

Documentazione critica "Il gusto prevalentemente decorativo si può ammirare nelle composizioni di Anna Fico; i suoi dipinti su ceramica dalle tonalità chiare e vive esprimono un' anima aperta alle espressioni più semplici della natura. La sua pittura nasce da un istintivo richiamo verso le cose belle descritte con dolcezza di immagini, con un senso di purezza e di espressione del tutto personale che si ritrova nelle sue realizzazioni ad abbellire un oggetto sia esso un vaso di fiori, un portaombrelli o un'antica toilette. Nei paesaggi un poco naif ogni particolare esprime la sua natura contemplativa, a volte idillica, ma i veri protagonisti della sua tematica sono i fiori che con artistica vitalità definiscono una realtà che si apre a sentimenti poetici". (Susanna Cutrupi)

La proposta


l 99% delle persone sostiene di non essere capace, di non essere portato a disegnare, a dipingere men che meno, di non sapere da che parte iniziare.
La frase più comune è: non so  nemmeno fare una O con l'imbuto
Intanto occorre precisare che dipingere è diverso dal disegnare, che si può dipingere senza saper disegnare. Il disegno verrà in seguito.
Chi fa il liceo artistico impara prima a disegnare certo, ma a livello di hobby, di piacere o per gli obiettivi  che noi  ci poniamo  non è indispensabile.
Poi tutto è possibile e per TUTTI. La prima cosa da fare per misurare le proprie capacità è provare ed imparare, esattamente come tutte le cose.
Nessuno nasce capace a far tutto, e spesso, non conosciamo le nostre reali predisposizioni. Siamo convinti di non riuscire a fare le cose, poi, qualcuno ci dà i mezzi, ed ecco che sappiamo cosa fare.
Spesso si dice: non ho tempo. Ed ecco che invece imparando, raggiungendo determinate capacità, ci rendiamo conto che abbiamo trovato il tempo mossi dalla passione di ciò che facciamo.
Attraverso i colori e la pittura, ci troveremo con il tempo, davanti ad una nostra propria personalità.
Questo corso non ha l'ambizione di creare dei futuri Matisse, Rembrant, Picasso ecc., ma non lo esclude affatto. Sarà libero arbitrio di ciascuno e secondo la propria passione o volontà decidere quale cammino percorrere.
Per passare alla storia od avere successo occorre molto tempo, ed oggi non sono più i tempi, in quanto viviamo   un periodo di decadenza sotto il profilo artistico.
La storia ci dice comunque che per fare successo occorre molto denaro od appoggi politici di spicco. Toulouse Lautrec ad esempio fece successo già in vita perché proveniente da una famiglia benestante, e, poiché si poteva permettere di spendere e spandere nei begli ambiente, ebbe gli appoggi politici necessari a farsi conoscere. Mentre Van Gog che visse di stenti si suicidò ben presto, nonostante l'amicizia e l'aiuto anche economico di Toulouse.
Oggi è la stessa cosa, quindi come suol dirsi: lasciamo ai posteri l'ardua sentenza
Il primo motivo quindi, per il quale ho pensato di proporre questi corsi, è stata  proprio la volontà di lottare contro  questo periodo di decadenza, non solo lamentandosene come spesso siamo portati a fare - Metafora: nonno- facile sputare in testa a chi passa stando al balcone - ma come propulsore di motivazione a non arrendersi, motivo per non abbandonare l'arte, ma tramandarla per avere il piacere di vedere attraverso gli altri la continuità del proprio sapere e magari lo svilupparsi di un genio ancor meglio di noi.
Per lasciare alla storia qualcosa di questo secolo. Cercare nuove idee, trasmettere messaggi, sentimenti, fare attraverso lo sviluppo cromatico un atto di amore.

COME? PERCHE?
In un mondo che oggi ci ha abituati ad incamerare il brutto del quotidiano, dove è più interessante un neonato morto in una lavatrice od una figlia che trucida madre e fratello, e dove tutto questo è consuetudine, dove il brutto è normale: la novità oggi è il bello, il buono, l'atto d'amore.
Ma come tutte le novità, sono difficili a digerire, da accettare. In un mondo dove il tempo ci è nemico, prendersi il tempo per dipingere ci pare un lusso, una cosa inutile, e scegliamo di guardare il telegiornale dell'orrido.

Distogliere dal diabolico richiamo del sistema gli individui è impresa ardua, risultano quindi dei "diversi" coloro che non si lasciano fagocitare da tutto questo.
La prima cosa da fare quindi è decidere quale cosa della nostra giornata vogliamo e possiamo eliminare per lasciare il posto a questa cosa. Stabilito lo spazio di tempo a noi necessario vi chiederete, ma perché dobbiamo farlo?
Sono molteplici le ragioni, una di queste è semplicemente un nuovo modo, un mezzo diverso per arrivare alla conoscenza di sé stessi, all'obiettivo di sviluppare una nuova  coscienza delle cose, una nuova scala di valori attraverso la Terapia del colore.

La parte destra del cervello


"Disegnare con la parte destra del cervello" significa disegnare facendo  scoprire le proprie risorse creative (ovvero la sorgente stessa da cui dovrebbe nascere la capacita/possibilità di disegnare).

Esiste una teoria per la quale entrambi gli emisferi svolgono funzioni cognitive superiori ma ciascuno è specializzato in diverse e assai complesse modalità di pensiero, tra loro complementari.

Le funzioni dell'emisfero sinistro sarebbero principalmente di tipo verbale, analitico e razionale, mentre quelle dell'emisfero destro sarebbero non-verbali, sintetiche, analogiche e intuitive.

Si potrebbe in qualche modo dire che il nostro cervello è "doppio" e ciascuna metà ha un proprio modo di apprendimento e di percezione della realtà esterna. Ognuno di noi ha, per così dire, due menti, due coscienze, mediate e integrate da un cordone di fibre nervose che si trova tra i due emisferi.

Si è potuto verificare che i due emisferi collaborano in diversi modi. A volte essi cooperano con ciascuna metà, contribuendo alle sue specifiche capacità e assumendo quella parte del compito che meglio si addice al suo modo di elaborazione delle informazioni. A volte invece, i due emisferi operano singolarmente, vale a dire che uno di essi è attivo e 1'altro è più o meno inattivo. Sembra anche che i due emisferi possano entrare in un conflitto tra loro, per cui una delle metà cerca di fare ciò che l'altra "sa" di poter fare meglio.

Si è potuto rilevare che, tra i due emisferi, quello che tende a predominare è l'emisfero sinistro. Ciò è anche dovuto al fatto che la nostra cultura valorizza in particolar modo le caratteristiche di quest'ultimo, a discapito di quelle "destre" Le funzioni dell'emisfero destro sono: funzioni intuitive, soggettive, relazionali, globali, libere dal concetto di tempo. Questi sono aspetti poco apprezzati dalla nostra cultura, e vengono associati alla mano sinistra e al concetto di debolezza. Basti pensare a come il sistema educativo, nei nostri paesi, sia tutto impostato sullo sviluppo dell'emisfero verbale, razionale e temporale, a quasi totale discapito dell'emisfero cerebrale destro. L'insegnamento avviene per gradi, i ragazzi imparano per fasi progressive, secondo uno schema lineare. Le materie principali appartengono alla sfera verbale e a quella numerica: lettura, scrittura, aritmetica. Si seguono degli orari. I ragazzi siedono in file. Si fanno domande e si danno risposte. All'emisfero destro non si insegna quasi nulla. Certo, esistono l'insegnamento artistico e le applicazioni tecniche, e oggi i programmi scolastici comprendono anche l'educazione musicale, ma in nessuna scuola si svolgono corsi di immaginazione, di visualizzazione, di tecniche di percezione spaziale, di creatività come materia autonoma, di intuizione o di inventiva.

Le ricerche scientifiche sulle funzioni cerebrali e sull'elaborazione dei dati visivi hanno dimostrato che la capacità di disegnare dipende dalla possibilità di accedere all'emisfero destro, "disattivando" in certa misura quello sinistro. La scrittrice e psicologa, Betty Edwards parte esattamente da questo punto per l'elaborazione del proprio metodo di insegnamento.

Secondo l'autrice, se il disegnare dipende dall'emisfero destro, ciò significa automaticamente che tutti disponiamo delle potenzialità necessarie per farlo.

Non tutti noi, però, siamo capaci di utilizzare tali potenzialità, sia perché non siamo mai stati "educati" a farlo, sia perchè semplicemente non ne abbiamo l'abitudine.

Di fatto, la maggior parte degli adulti, nel mondo occidentale, non supera mai di molto il livello artistico raggiunto verso i nove o dieci anni. Questa è l'età che corrisponde alla crisi dello sviluppo delle capacità artistiche nel bambino: "Lo sviluppo delle capacità artistiche del bambino avviene parallelamente alla maturazione del cervello. Nella primissima infanzia i due emisferi non sono specializzati in funzioni differenziate. Il processo di lateralizzazione - cioè l'affermarsi di specifiche funzioni nell'una o nell'altra metà del cervello - avviene per gradi nel corso della fanciullezza insieme all'acquisizione del linguaggio e a quella dei simboli, che costituiscono l'arte del bambino.

Questo processo si completa in genere attorno all'età di dieci anni, e questo momento coincide con il sorgere dei conflitti nell'espressione artistica, dovuti al sopravvento del sistema simbolico sulle funzioni percettive, i quali interferiscono con le capacità di disegnare in modo preciso ciò che si vede. Si potrebbe ipotizzare che la conflittualità sia dovuta al fatto che il bambino usa la parte "sbagliata" del cervello - quella sinistra - per eseguire un compito che meglio si addice alla parte destra. Forse il problema sta nel fatto che a quell'età non si riesce a escogitare un modo proprio per accedere all'emisfero destro, che attorno ai dieci anni è già specializzato nella funzione del disegno. Inoltre, verso il decimo anno l'emisfero sinistro ha già consolidato la sua posizione dominante, così nomi e simboli si impongono a scapito della percezione spaziale e globale, complicando ulteriormente le cose.

Ciò che più spesso accade quando un adulto medio si propone di disegnare, è che il suo emisfero sinistro pretende di svolgere il compito, pur non possedendo gli strumenti adeguati per farlo. Esso impedisce all'emisfero destro di entrare in azione, sostituendo la possibilità di vedere in modo analogico, intuitivo, concreto e globale ciò che si deve disegnare, con simboli precostituiti e rudimentali.

Il primo passo da fare sarebbe dunque quello di eseguire un esame retrospettivo delle proprie espressioni artistiche da bambini, in modo da poter ripercorrere il costruirsi del proprio sistema di simboli artistici, e, in un secondo momento, accantonarlo. L'autrice accompagna il lettore in questo processo, in modo da consentire il progredire verso un livello più adulto di espressione artistica, facendo affidamento sull'emisfero cerebrale appropriato, cioè quello destro. È di fondamentale importanza, inoltre, imparare ad accedere autonomamente e con fluidità alle modalità dell'emisfero destro, in modo da poterne fare uso al momento di disegnare. È questo uno degli scopi principali di questo libro, che per tre quarti propone una serie di esercizi e strategie per "ingannare" l'emisfero sinistro, tendenzialmente dominante, e permettere a quello destro di "dirigere le operazioni". Nel momento in cui ciò accade, il soggetto entra in uno stato di coscienza diverso da quello abituale, caratterizzato, tra 1'altro, da un modo distinto di vedere le cose e da una percezione dilatata del tempo.

Imparando a riconoscere questo stato si riuscirà gradualmente anche ad evocarlo quando necessario. (...) gli esercizi che troverete in questo libro hanno lo scopo di aiutarvi a compiere quel passaggio mentale, con due vantaggi: il primo, quello di entrare in contatto, mediante un atto di volontà cosciente, con la metà destra del vostro cervello, sperimentando un nuovo tipo di coscienza che potremmo definire lievemente alterata; il secondo, quello di vedere le cose in un modo diverso. Solo sviluppando queste due capacità imparerete a disegnare. Molti artisti hanno detto di vedere le cose in modo diverso mentre disegnano, e hanno spesso accennato al fatto che l'essere concentrati su un disegno altera un poco il loro stato di coscienza. Quel particolare stato soggettivo viene spesso definito come un sentirsi trasportare un "sentirsi tutt'uno con il disegno" e contemporaneamente ci si accorge di percepire una serie di relazioni che di solito non si è in grado di cogliere. Non ci si accorge del trascorrere del tempo, e il mondo delle parole si ritrae dalla coscienza. Chi conosce questa condizione dice di sentirsi vigile, ma nello stesso tempo rilassato e privo di ansia, con la mente attiva e in una condizione piacevole, quasi mistica.

Critiche di Paolo Turati


CRITICA PER ANITA FICO (di Paolo Turati)

L'avrebbero definita un "fior" di Maestro, se fosse stata "il"( in allora, figura così tipicamente maschile che anche grandi pittrici come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola o Marietta Tintoretta non poterono esserlo in prima persona) titolare di una bottega d'Arte, nei tempi dei Secoli addietro, Anita Fico. Innanzitutto, nel senso della maestria che la contraddistingue costantemente nell'esecuzione delle sue opere, ma anche proprio per l'inclinazione verso la rappresentazione, sempre "riuscita", di elementi floreali. Non che questi ultimi siano, tuttavia, i soli elementi che si ritrovano nella sua figurazione pittorica, lei che, artista "a tutto tondo" e padrona di sicure tecniche, elabora in senso finemente artistico anche tessuti, maschere, murales mobili e quant'altro. E', infatti, una galleria ricca anche di personaggi noti, di figure femminili, spesso danzanti, e di panorami, quella che esce dalla tavolozza di Anita Fico. Ma il termine di "Maestro" le si addice ancor più per la sua attività di insegnamento dell'Arte pittorica. Una scuola, quella da lei fondata, che si rispecchia nell'Associazione "Colorando", sita sulle dolci colline del settentrione artigiano, e che è in grado di esprimere costantemente ottimi allievi i quali, durante innumerevoli manifestazioni nel corso dell'anno, sono capaci di dare ottima prova di loro stessi e, ovviamente, di onorare degnamente chi ha insegnato loro a dipingere.


CRITICA PER SAMANTHA FRANJOUX
(di Paolo Turati)

E' un piacevole e garbato accostamento di forme, colori e suggestioni plastiche, quello che risalta come primario aspetto dalla disamina dell'opera pittorica di Samantha Franjoux, giovane artista ottimamente versata anche in altre discipline, come la danza, che pratica come interprete e coreografa in svariati eventi che la vedono non raramente sul proscenio. Corpi sinuosi femminili che ricordano le odalische di Salvatore Fiume, deframmentazioni d'insieme che, ricongiunte nella figurazioni oggetto dell'insieme del dipinto, approcciano un gusto neodadaista, ancorché fedele al solo aspetto pittorico, quasi rauschenberghiano, incanti metafisici di edifici che paiono sorgere dagli spazi di una memoria senza tempo. Tutto ciò è Samantha Franjoux, una pittrice in grado di padroneggiare la sensibilità emozionale delle immagini, ma anche una solida tecnica pittorica, in modo non certo comune.

  • 18/12/2017

    Spiacenti, nessuna news presente al momento
per iscriverti inserisci la tua email